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mercoledì 20 marzo 2013

Meglio un sacco di cemento


Era un pomeriggio come tanti, nell’assolata campagna, cullati dal sole tiepido e dal ronzio di api, mosche e cinguettar di passerotti. Mio nonno era in fase “ripensare al passato e far valutazioni”, quando tra un discorso e l’altro…

Tua nonna sì, che era una femmina come non ce ne sono più (mio nonno ha un linguaggio colorito da contadino/muratore ex partigiano… sarebbe da scrivere in dialetto stretto ma non sarebbe comprensibile a tutti, n.d.a.), non aveva i grilli per la testa! Santa donna, non ce ne sono più come lei! Sai che mi ha detto una volta, eh? Eravamo andati a XXX, a portare R. dal dottore, perché a quel tempo stava male che aveva (…) e siamo andati lì un pomeriggio, tutti insieme… quando siamo usciti dalla visita, faceva caldo, era un pomeriggio d’estate e lei che soffriva il caldo era giù, le ho detto <<Andiamo M. che ci compriamo un gelato!>>. A quei tempi non era come adesso che vai e prendi il gelato ogni giorno, si andava solo quando eri in città. Lei ci ha pensato, ripensato,  epoi mi ha detto <<Senti, noi siamo in 5, un gelato costa 5 lire, per prenderlo tutti spendiamo 25 lire. Sai che facciamo? Torniamo a casa, faccio una granita con i limoni che ci rinfreschiamo lo stesso, e con le 25 lire ci compriamo un sacco di cemento per finire la casa. Hai capito, tua nonna, a cosa pensava?

Il filo dei pensieri mi ha riportato a questo episodio, legato con l’altro Storia di una moglie e Gentil Marito , sempre sulla questione del ruolo della mamma nella famiglia… poi che mio nonno facesse vedere i sorci verdi a sua moglie, nonostante tutto, è un altro discorso.

domenica 17 marzo 2013

Storia di una moglie e Gentil Marito


Mi è balenato alla mente questo episodio di molti anni fa.
Era il mio periodo “cattolico praticante” (ma questa è un’altra storia). Eravamo un gruppo di 7-8 persone, piuttosto eterogeneo, che si incontrava una volta alla settimana per leggere la Bibbia, fare quattro chiacchiere e ovviamente, mangiucchiare qualcosa in compagnia. Ci incontravamo a casa di uno di noi, verso le 20.00, di solito infrasettimanalmente, e la cosa andava avanti massimo per un’ora e mezza visto che l’indomani si andava a lavorare. Eravamo simpatici, ricordo che nonostante non fossimo tra noi tutti “amici”, andavamo allegramente d’accordo. C’era una giovane mamma (diciamo trentenne, età che dal basso sei miei 19 anni appariva piuttosto lontana), mi sembra si chiamasse A., aveva due figli piccoli di circa 3 e 5 anni, un marito un po’ troppo serio, carina, dolcissima. Era una sera di queste, come tant; avevamo letto la Bibbia e chiacchierato davanti dei dolcetti. Al momento di andar via non erano ancora le 22,00, ci trovavamo all’ingresso ad infilare cappotti, scambiarci baci e abbracci e fare le ultime battute di una serata tra amici. Qualcuno aprì la porta per uscire e, sul pianerottolo delle scale, vediamo arrivare proprio in quell’istante il marito di A. con i due bambini a seguito che si trascinavano per le scale, i giubottini sul pigiama e una faccia da morti di sonno. Lui, incazzatissimo, nero in viso, sale gli ultimi scalini arriva sull’uscio e A., vedendoli, sorpresa e incredula gli va incontro chiedendo: <Cosa è successo?>. Il Gentil Marito, con grazia le rispose con un bello scappellotto in testa e molto più soavemente le ringhiò tra i denti: <Sei ancora qui?!>. La povera A., sempre più incredula <Ma è successo qualcosa ai bambini?> e lui <I bambini hanno sonno, chiedevano dov’era la loro mamma!> e l’afferrò da un braccio trascinandola giù per le scale e via a casa, donna! Che hai una famiglia!
Noi rimanemmo allibiti. L’altro papà del gruppo farfugliò qualcosa al Gentil Marito per cercare di quietare gli animi, ma non fu molto convincente perché il dubbio che sarebbe stato meglio farsi i cazzi suoi era molto forte.
La cosa “bella” del fatto è che pochi giorni prima il Gentil Marito ci disse, mentre A. non c’era, che era molto felice perché vedeva sua moglie finalmente contenta nel poter frequentare una compagnia come la nostra. <Prima>, confessò, <quando frequentava i Testimoni di Geova, l’avevo persa, non era più la stessa! Sono contento di darle questo tempo tutto per lei!>
E sti cazzi!

Così A. La Mamma quella sera seguì in silenzio il Gentil Marito, tornò a casa, probabilmente chissà, il giorno dopo cucinò un bel pranzetto per farsi perdonare, coccolò i suoi bambini, forse col senso di colpa per averli abbandonati, cercò di essere una mamma e una moglie migliore. Ho forti dubbi nel credere che invece, A. La Donna avrebbe voluto dire al Gentil Marito, vedendoselo davanti quella sera: <Testa di Cazzo che non sei altro, non riesci a mettere a letto i tuoi figli? Preferisci venire qui a inscenare questo siparietto per umiliarmi? Ti sei sputtanato alla grande stasera, Cazzone!>. Ma A. forse era troppo per bene per usare questi termini coloriti, tuttavia il succo del messaggio sarebbe stato questo.

Questo mi fa pensare al ruolo delle donne nelle famiglie. Non voglio fare il solito discorso sui maltrattamenti alle donne o sull’emancipazione bla bla bla… no, penso solo a quanto nelle nostre famiglie fanno le mamme, le moglie, le sorelle… Perché una Donna in quanto tale, all’interno di una famiglia assume tanti valori, tanti colori diversi, e spesso rinuncia al suo. Una mamma pensa prima ai propri figli e i propri figli hanno bisogno di un papà, il papà che è un Gentil Marito o chiunque altro, ma è sempre un papà. Le mamme sono la colla delle famiglie. Sono prima questo, poi sono anche donne. Le donne riescono a far questo. sanno quando devono perdonare, quando alzar la voce, quando far finta di niente. Anche in silenzio riescono a farsi sentire. Sanno trattenere, sanno quando è il momento di lasciar andare.